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MONIQUE WITTIG / L’OPOPONAX

Pubblicato da alfredoriponi su maggio 19, 2013

Dopo un po’ si fermano e siedono a terra. Nessuno parla. Ascoltano i rumori. Certi insetti volano vicinissimo a scatti. Quando scompaiono si ode il silenzio, poi un ronzio continuo che si direbbe lontano. Si rendono conto che è il rumore fatto da tutti gli insetti che stanno volando in quel momento, è un rumore assai forte che non può andare confuso col rumore degli uomini nei campi. Si rendono conto per quel ronzio che c’è là un mondo differente di cui non è possibile far parte. Si stropicciano gli orecchi perché il ronzio diviene sempre più insistente sempre più continuo, l’odono come uno stridore unico e insopportabile, finiscono col domandarsi se viene da loro stessi, si tappano gli orecchi perfino, ma quando tolgono il dito il ronzio non dà ancora tregua. Ogni tanto si posa lì vicino un’ape o un moscone, si ode allora un rumore meccanico un ronzio particolare con un’origine precisa, poi rientra anche questo nell’altro rumore, nel grande rumore di fondo e vi si perde. A volte hanno l’impressione di udire i passi di qualcuno che si avvicina, si rannicchiano contro terra, sentono battere il cuore contro le ginocchia che tengono attaccate al petto. Passa un toporagno o un sorcio e tutto è finito. In mezzo al grano aspettano che cali il sole. Allora gli uomini lasciano i campi. È piena di colori, quest’ora, perché la luce non è troppo forte. Grandi ombre color ocra sui campi di grano ai margini della foresta, e sotto gli alberi grandi chiazze nere che sembrano macchie d’inchiostro, toni oltremarini cadono sulle fasce di foresta che si vedono in fondo al cielo, al di là non si può scorgere più niente perché quello è l’orizzonte, e in ogni modo vedono benissimo che la terra è rotonda perché la linea che separa l’azzurro trasparente del cielo dall’oltremare della foresta fa una curva nera e netta, a girare su se stessi si ha tutto intorno un gran cerchio tondo come qualsiasi altro cerchio e su di sé il cielo che ha la forma dell’arancio svuotato che hanno tagliato in classe per fare un emisfero.

[Monique Wittig, L’Opoponax, Einaudi 1966, tr. Clara Lusignoli; Editions de Minuit, 1964]

http://www.leseditionsdeminuit.fr/f/index.php?sp=liv&livre_id=1893

http://www.leseditionsdeminuit.fr/f/index.php?sp=livAut&auteur_id=1467

http://www.moniquewittig.com/francais/biographiepage2.htm

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Ghérasim Luca / le corps hors du corps

Pubblicato da alfredoriponi su maggio 18, 2013

http://cmdr.ens-lyon.fr/spip.php?article87

Le corps hors du corps : sur un récital de Gherasim Luca, filmé par Raoul Sangla / Sibylle ORLANDI / Université Lumière Lyon 2

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PUNTO ​/ almanacco della poesia italiana

Pubblicato da alfredoriponi su maggio 14, 2013

INDICE​   n. 3-2013

http://almanacco.wix.com/punto#!indice/cofk

 

[...]

OLTRECONFINE

Salvador Espriu, Poesie, a cura di Luca Ariano
Benoît Gréan, La vivisection de la vie, a cura di Rita Florit e Alfredo Riponi
Ilya Kaminski, Ballando a Odessa, a cura di Francesco Tomada
Víctor Rodríguez Núñez, Poesie, a cura di Emilio Coco

 

 

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Kowalski / Luca Sisyphe Géomètre

Pubblicato da alfredoriponi su maggio 13, 2013

http://piotrkowalski.com/

« Angoisse céleste angoissante / ou imaginaire angoissée / ayant pour centre angoissant / l’œil angoissé / de l’observateur angoissant / et sur la surface angoissante / de laquelle / les étoiles angoissantes / semblent angoissées / attachées à l’angoisse ».

Angoscia celeste angosciante / o immaginaria angosciata / avendo per centro angosciante / l’occhio angosciato / dell’osservatore angosciante / e sulla superficie angosciante / della quale / le stelle angoscianti / sembrano angosciate / legate all’angoscia

[da Sisyphe géomètre - Paralipomènes, Josè Corti, Paris 1986]

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Ghérasim Luca 1913 – 2013

Pubblicato da alfredoriponi su maggio 13, 2013

http://www.orizonturiculturale.ro/it_poesia_Gherasim-Luca-centenario.html

 

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JEAN-MARIE GLEIZE / L’un et l’autre

Pubblicato da alfredoriponi su maggio 6, 2013

http://www.academia.edu/3474918/Jean-Marie_Gleize_Lun_et_lautre_Luno_e_laltra

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le nouveau roman

Pubblicato da alfredoriponi su maggio 2, 2013

http://www.site-magister.com/nouvrom.htm

http://www.uottawa.ca/academic/arts/astrolabe/articles/art0010.htm

http://www.scrittoriperunanno.rai.it/scrittori.asp?videoId=222&currentId=43

 pf_nouveau_roman_1959_2

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Ghérasim Luca / Comment s’en sortir sans sortir

Pubblicato da alfredoriponi su aprile 25, 2013

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Varchi del rosso

Pubblicato da alfredoriponi su aprile 24, 2013

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JEAN-MARIE GLEIZE / L’un et l’autre

Pubblicato da alfredoriponi su aprile 21, 2013

JEAN-MARIE GLEIZE

 

L’uno et l’altra

 

Cominciamo dunque dalla fine, poiché dopotutto, quando afferriamo la conversazione, è già in corso, non si sa da quando, e non ha importanza. L’ultimo testo di L’uso della parola s’intitola «Non capisco». Qualcuno parla a un altro che tace. Ma delle sue parole, benché “familiari”, il senso sfugge. Per prima cosa lo scrittore suppone nel lettore una reazione divertita, dove si esprimerebbe il buonsenso: “ciò che ascoltavate là, non era semplicemente un poema a lungo elaborato, poi recitato, o sgorgato sotto la spinta dell’ispirazione?” Segue una pagina che dispiega passo a passo, a piccoli tocchi, il modo in cui il senso al contempo s’impone e si sottrae nella materia poetica, una semantica strana in contraddizione con le leggi del linguaggio abituale, al tempo stesso più efficace e più sconcertante, disorientante, presenza (evidente) del poema, assenza o recupero del significato, demoltiplicato, obliquo… Nathalie Sarraute apparentemente (o il lettore qui convocato virtualmente) s’allontanata dal suo proposito, ma ben presto vi ritorna, s’avvicina, porge di nuovo l’orecchio, fin quando scaturisce, pronunziato o semplicemente pronunziabile, un “io non capisco”… Ciò che dobbiamo comprendere, in verità, è che il progetto di Nathalie Sarraute, l’argomento di questo Libro che gli capita di evocare, e di cui i suoi libri (in particolare i più genericamente non definiti, come Tropismi o L’uso della parola) costituiscono dei frammenti, ha qualcosa a che vedere con ciò che qui chiamiamo “poesia”, cioè a dire un certo trattamento del linguaggio (modulazione, distanziamento, sottolineatura, sfregamenti, riflessi reciproci, concentrazione, dilatazione, ecc.) che mette in causa il senso, o in crisi.

 

*

 

È proprio questo lato, del dire critico, delle “prose senza nome”, dello scritto critico in prosa, del soffermarsi su una parola, un segmento, nelle vicinanze di tutti i “tentativi orali”, creazioni e altri appunti risoluti a “capire” qualcosa in ciò che resiste e in questo linguaggio, il sacro linguaggio profano, l’eloquio volgare e corrente, che bisognerà necessariamente confrontare con il testo di Nathalie Sarraute, non accontentandosi di parlare di ritmo o di poesia in prosa, inadeguati. Tra gli aspetti di questa ricerca futura: qualcosa ai nostri occhi persiste, componente essenziale della nostra sensibilità “moderna”; è, correlata alla ripugnanza verso l’eccezionale, lo stra-ordinario, gli “effetti speciali”, (a una certa cultura romantica che s’impone fino a noi sotto multipli registri, dal meraviglioso surrealizzante ai grandi schermi dello spettacolo) l’attenzione al quotidiano, al banale, a ciò che è povero, insignificante, mormorante e che resta inosservato. Indifferentemente le cose («Queste pesche, queste noci, questo cesto di vimini…», Francis Ponge, – qui, trasposizioni necessarie perché il nostro ambiente naturale non è più quello di Chardin o di Braque), o le parole («parole ordinarie… come lo constatavate: parole che ciascuno di noi… parole così familiari che diventano invisibili… parole stereotipate…», Nathalie Sarraute). La preoccupazione di Francis Ponge, come quella di Nathalie Sarraute, è il reale, che l’uno e l’altra localizzano nella prossimità, pur sapendo e sentendo questa prossimità come inaccessibile. Un invisibile vicino, interiore e esterno, in corpi e parole. Contemporanei nel desiderio di reale, si trovano forzati a inventare forme più atte a “restituire” questo reale (l’opacità funzionante degli oggetti, l’evidenza misteriosa delle sensazioni). Oltre le costrizioni del “realismo” della rappresentazione. «Sapates» o «tropismes», mancano proprio le parole. Qualcosa non va nella letteratura (poesia o narrativa). Si è capita la lezione? Certo che no. Perché il vecchiume insiste: senza tregua poesia e romanzo si ricostituiscono e si comprovano. Si vede anche che tra un idealismo rivendicato e un tranquillo naturalismo, il “banale” e il “quotidiano” si mostrano sotto l’insegna della semplicità, pseudo-francescana. Non si tratta di questo! L’uno e l’altra hanno un altro punto in comune: sanno che questo (l’oggetto della letteratura) implica il tener conto delle parole, lingua, lemmi, verbo. Letteratura, Littréatura. Parlare, parabolare. Usare il linguaggio: guardarlo, tenerlo, mostrarlo. Nathalie Sarraute e Francis Ponge sono esperti della scrittura letterale. Sanno che la letteratura parla del linguaggio, e lo provano. Perché sono dei “réélistes” accaniti (e non dei realisti adattati). O viceversa: sono réélistes perché sensibili ai valori verbali e alle aporie della letterarietà. Non basta descrivere sobriamente piccoli gesti per raggiungere l’insignificanza penetrante, rivelante. Per essere uno scrittore intensamente “minore”. Ciò che sono l’uno e l’altra, su un “suolo ingrato” – che è anche il nostro.

 

[…]

 

 

[Gleize Jean-Marie. L'un et l'autre. In: Littérature, N°118, 2000. Nathalie Sarraute. pp. 71-77.]

http://www.persee.fr/web/revues/home/prescript/article/litt_0047-4800_2000_num_118_2_1675

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Francis Ponge / Méthodes

Pubblicato da alfredoriponi su aprile 7, 2013

PROÊME. – Le jour où l’on voudra bien admettre comme sincère et vraie la déclaration que je fais à tout bout de champ que je ne me veux pas poète, que j’utilise le magma poétique mais pour m’en débarrasser, que je tends plutôt à la conviction qu’aux charmes, qu’il s’agit pour moi d’aboutir à des formules claires, et impersonnelles,
on me fera plaisir,
on s’épargnera bien des discussions oiseuses à mon sujet, etc.
Je tends à des définitions-descriptions rendant compte du contenu actuel des notions,
[…]

[Francis Ponge, Méthodes, Gallimard 1961]

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Claude Simon / une vie à écrire

Pubblicato da alfredoriponi su aprile 6, 2013

http://www.fabula.org/revue/document6856.php

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semen.revues.org

Pubblicato da alfredoriponi su marzo 31, 2013

Les problèmes du discours poétique selon Benveniste
Un parcours de lecture
Jean-Michel Adam

http://semen.revues.org/9454

 

 

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Voix et relation / Serge Martin

Pubblicato da alfredoriponi su marzo 31, 2013

Voix et relation. Une poétique anthropologique avec la littérature contemporaine de langue française

http://ver.hypotheses.org/

http://ver.hypotheses.org/bibliographie-sur-la-voix

http://ver.hypotheses.org/tag/luca-gherasim

http://littecol.hypotheses.org/317

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le silence qui parle

Pubblicato da alfredoriponi su marzo 31, 2013

http://lesilencequiparle.unblog.fr/2009/05/25/passionnement-gherasim-luca/

http://www.harmattan.fr/catalogue/complement_pop.asp?popup=1&no=3279

 

Il s’agit de faire résonner la parole comme la membrane d’un tambour, de la démembrer en sons et silences plutôt que de l’organiser selon les schémas dictateurs de la métrique. (Raphaël Sigal)

Pubblicato in: ghérasim luca, silence, torlini, traduzioni | Lascia un commento »

 
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