fragm

cette fin du monde de poche s’exprimait tout entière dans la syllabe fragm (Michel Leiris)

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Leiris / Augé / Roma

Posted by alfredoriponi su giugno 11, 2006

Roma, città dorata anziché nera e bianca […]; Roma, che per lungo tempo ho conosciuto […] attraverso le Antichità e le Carceri di Piranesi, ma di cui ho recente esperienza diretta, che ho avuto modo di percorrere, sulle prime in preda a una sorta di angoscia (l’isolamento che sempre più avverto nelle grandi città), poi alla gioia dinnanzi a una tale profusione di bellezze (blocchi di civiltà diverse sovrapposti in uno straordinario disordine, appollaiati gli uni sugli altri e che crescono come vorrei crescesse la mia immaginazione). […] Roma fu regina del mondo antico come tuttora, con la sua truppa di preti ingonnellati è il fulcro della cristianità. […]
Ché, se a Roma ho visto un popolo di alti arcangeli (statue antiche o barocche quali le statue che punteggiano il ponte di fronte a Castel Sant’Angelo e han l’aria di tuffarsi nel Tevere ogni qualvolta un nuotatore dello stabilimento lì a fianco si butta in acqua, e non c’è neppure bisogno, perché l’errore prenda corpo, che il tizio così trasmutato in creatura supposta divina esegua un cosidetto “volo d’angelo”), e se ho udito, all’aria aperta degli spettacoli d’opera estivi, voci umane ergersi a cariatidi sonore dell’attesa e del rimpianto, mentre nel blocco compatto della notte la illuminazione scenica apriva un alveolo di luce ove persone e cose acquistavano un rilievo insospettato […].

Leiris, Biffures, p. 276

—-

Con la valorizzazione dei Fori Imperiali il regime fascista volle rendere esplicita la sua concezione dell’Italia e della storia. Via dei Fori Imperiali è un esempio di quello che Habermas chiama “ uso pubblico della storia “, il quale – nel caso in esame – collega Roma fascista alla Roma imperiale. […] Anche se gli archeologi o i politici che vogliono fare un uso pubblico della storia ne sono inconsapevoli, il risultato è sempre un paesaggio, cioè la riunione di temporalità diverse. Quando vi si mescola, come oggi a Roma, una presenza insistente della natura (non solo i parchi, i giardini, i chiostri, le colline boscose, ma anche le erbacce e i papaveri che si intrufolano nel cuore stesso della città, invadendo i lungotevere e i siti archeologici), si ha l’impressione (soprattutto al calar della notte, quando le attività si fanno più discrete e i passanti più rari) di una sorta di immensa rovina senza età, nella quale chi passeggia innocente può provare il puro godimento di un tempo che nessun monumento e nessun sito riescono a imprigionare.

Marc Augé, Rovine e macerie
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2 Risposte to “Leiris / Augé / Roma”

  1. florit said

    Un’amica giapponese anni fa mi confessava che per loro è poco più che folle il nostro vivere quotidiano tra le rovine, quelle romane in particolar modo così “esposte”… quel brulicare dei secoli polverizzati così aperto allo sguardo…

  2. florit said

    So già dove andremo per il Piranesi!
    Per *l’Afrique fantome* non lo comprare, te lo porto a luglio, se hai pazienza di aspettare! 🙂

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