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cette fin du monde de poche s’exprimait tout entière dans la syllabe fragm (Michel Leiris)

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Alain Jouffroy

Posted by alfredoriponi su settembre 19, 2009

Un poema di Alain Jouffroy da : Éternelle extravagance, in C’est aujourd’hui toujoursPoésie / Gallimard, 1999

 
***
 

Pour qui j’écris

Non scrivo per voi
che vi prendete per giudici
appena vi si pone delle domande inattese.
Voi i rassegnati del pessimismo dell’ultima ora
voi che non amate niente
come l’isolazionismo
voi che confondete la scrittura, la pittura e l’assolo,
quando la rete mondiale occupa già tutta la superficie del vostro piccolo cervello.
Né per voi, ultimi nostalgici del gregge,
col vostro risentimento incessante,
voi i nemici di tutto ciò che è straniero,
voi che non detestate niente
come facies, magrebini e i nostri padri d’Africa
che non avete vergogna d’ignorare Cravan,
Vossnessenski, Ginsberg et Degenhardt,
perché hanno spezzato il loro cerchio,
no, non è per voi che scrivo.
Non scrivo per voi
adepti di tutte le pubblicità
con la vostra incultura da compact disc
Voi che trattate le donne da sciocche
e piagnucolate come bambini quando vi mollano. Voi e il vostro disprezzo di tutte le   rivoluzioni che non avete fatto,
come se la perdita di ogni libertà fosse il vostro solo viatico.
E nemmeno per voi
che rispondete con gli insulti a coloro che disturbano i vostri commerci.
Voi gli avidi mercanti dal Tempio,
che non amate niente come il portafoglio e i telegiornali,
i cliché di tutti i supermercati,
il vostro disgusto di voi stessi e i vostri espedienti per sopravvivere senza utopia,
la vostra società senza società e i vostri tappeti antiscivolo.
No, non è per voi che scrivo.

Scrivo per voi
che aprite la strada dalla Grecia alla Cina
e fate guerra alla stupidità nazionale fin nel vostro rifugio. Diventerete
gli architetti del looping
sotto i fili d’acciaio di tutte le istituzioni.
Per voi che ingranate la marcia del pensiero nella vostra auto in piena notte.
Per voi che defenestrate i vostri fantasmi,
che suicidate ogni disperazione attraverso il lucernario della memoria
e sognate ogni giorno di incontri, di viaggi trasversali e di altri modi di farsi vedere.

Sì. Per voi che lanciate aghi di bussola tra le vostre finestre e la porta d’ingresso degli altri,
tra l’Egitto dei Fatimidi, Granada, tutti gli esili e le isole,
Per voi che disertate il Tempio dove il giovane Gesù non riapparirà,
finché l’Occidente si drappeggerà nel suo razzismo di vecchio stampo,
finché Isabella e Ferdinando saranno i cromosomi dell’egoismo.
Per voi che tracciate linee intermedie, a metà strada tra
movimento del punto
 e effetto di piano;
Per voi il cui solo documento d’identità è la carta del cielo.

È per voi che deploro tutto ciò che non riesco a scrivere.

maggio 1998
 
***

Alain Jouffroy è nato l’11 settembre 1928 a Parigi. Membro del gruppo surrealista dal 1947 al 1948. Decisivo l’incontro con Breton, che pubblica le sue prime poesie in varie riviste. La sua prima raccolta poetica « A toi », è pubblicata nel 1958. Da allora ha pubblicato un centinaio di libri tra poesia saggio e romanzo. L’attività letteraria è anche, per Jouffroy, una battaglia per i diritti rivoluzionari dell’individuo. Nel 1968 pubblica il saggio “L’abolizione dell’arte”; nel 1975 il libro di saggi “De l’individualisme révolutionnaire”. Tra i libri di più recente pubblicazione: le antologie poetiche C’est aujourd’hui toujours (1947-1998)” e “C’est, partout, ici (1955-2001)” “Manifeste de la poésie vécue”, 1995; “Conspiration”, 2000; “Vies suivi de Les Mots et moi”, 2003 e Trans-Paradis-Express, 2006, riscrittura dell’Inferno di Dante oggi.

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10 Risposte to “Alain Jouffroy”

  1. anonimo said

    vengo a ringraziarti anche qui, caro Alfredo, per il maggior onere che ti sei assunto con questa traduzione.

  2. Remy71 said

    Nell’insieme, estraggo un verso che mi colpisce: “Per voi il cui solo documento d’identità è la carta del cielo”.

    Mi colpisce, credo, per due motivi: perché rievoca la densità delle nuvole di Baudelaire, ma anche per un motivo più semplice e meno legata alla letteratura, meglio ancora in una zona dove la distinzione tra scrittura e politica cessa di apparire assoluta: l’ultima edizione del Festival di filosofia è dedicata al tema della comunità…Non ci sono andato, anche perché non amo i festival di per sé, ma ho letto un testo di Bodei che parla dell’esilio e degli esiliati, dei profughi di guerra, dove ad un certo punto, dice: ‘Molti di loro conservano i documenti d’identità, altri ne sono intenzionalmente privi. Abbandonando quel minimo di protezione garantita dalle loro precedenti appartenenze, questi sans papier (…) diventano apolidi per rendersi invisibili e irripetibili’.

  3. Gardenia said

    Splendida traduzione che non tradisce, ma esalta l’alato pensiero dell’autore.
    Chi sa tradurre con tale garbo poetico è a sua volta poeta.
    g*

  4. voi che non amate niente
    come l’isolazionismo
    voi che confondete la scrittura, la pittura e l’assolo,
    quando la rete mondiale occupa già tutta la superficie del vostro piccolo cervello.________________________

  5. pitagox2 said

    L’hai tradotta tu? Eccellente, tradurre è operazione delicatissima
    richiede obbedienza alla lingua d’origine e la trasfigurazione, una specie di miracolo
    che rende possibile la ri-creazione di una poesia. Grazie

    per aver fatto conoscere questa poesia, molto bella, hai contribuito a “far guerra alla stupidità”!!

  6. saonda said

    Era un po’ che non passavo: che meraviglia. Grazie della traduzione, grazie di avere condiviso questo bellissimo testo. Buona domenica 🙂

  7. alfred58 said

    Forse la poesia non è del tutto inutile…. 

  8. anonimo said

    Hai fatto bene a scrivere "forse", perché la poesia "in sé" è totalmente inutile.

    E’ solo un nettare, per quanto prezioso, cui possono attingere pochi.

  9. Maldoror67 said

    [ La poesia non è inutile. Gli uomini senza poesia sono inutili. ]

    Pregevole traduzione. Assai.

  10. anonimo said

    [la poesia in sé è totalmente inutile. gli uomini senza poesia: dipende]

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