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cette fin du monde de poche s’exprimait tout entière dans la syllabe fragm (Michel Leiris)

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DANTE / SANNELLI – Comedìa

Posted by alfredoriponi su luglio 31, 2010

commedia

La “Comedìa” curata da Sannelli vuol essere laboratorio (anche in forma di poesia) e non un commento. E leggere la “Comedìa” di Dante “descritta” da Sannelli è liberarsi dal discorso accademico su Dante, e dal suo monumento scolastico. Per Sannelli l’eterno della rivoluzione sta in alto “nella durata eterna del cibo permanente” ed è un alto che compendia “l’alto di un cielo tomistico” e il basso dei “vicoli dei comuni e… i calanchi dell’Appennino”, lo sguardo onnicomprensivo e quello che “osserva analiticamente il mondo caso per caso” di Dante[1]. Anche quando Sannelli sembra contestare Pasolini, in fondo vogliono dire la stessa cosa. Sannelli scrivendo che Dante della Commedia “è il personaggio attivo, ma non il protagonista in senso classico”, mentre Pasolini scriveva: “Del proprio poema, Dante è scrittore, ma anche protagonista. Dante in quanto scrittore rappresenta un mondo metafisico con tutte le sue implicazioni teologiche e culturali, ma Dante in quanto protagonista visita e ricorda semplicemente un mondo di morti”[2]. Intendono entrambi dire: nessuna esaltazione dell’uomo c’è in questa Commedia: l’uomo-mondo (protagonista) o l’uomo-Dante (personaggio), se si vuole la “perfezione” della poesia. “L’autore è nel suo sacro poema come colui che è stato inviato per annotare. Non è un Signor Dante che ha scritto un poema. È un poema che comporta, a un dato momento, l’autore come attore e segretario.”[3] Pausa dunque. L’uomo non può diventare eterno, senza rivoluzione eterna. “Dante incorpora se stesso nella sua materia, cioè rendendosi protagonista del poema” scrive Pasolini e “I sentimenti perciò non sono mai suoi, ma sono del Dante personaggio”[4]. L’incorporazione alla materia dello scrivere toglie allo scrittore il ruolo di protagonista e lascia apparire il personaggio-attore Dante, che non è, non può essere, il Dante scrittore.

Sannelli legge e ricorda: Buchner (Lenz) e Styron (Un’oscurità trasparente) ad introduzione del canto I. La selva oscura è la depressione (dello scrittore). Ma non è solo chi scrive a smarrirsi. In poche righe passa la letteratura tutta, sotto l’egida di pochi nomi: Baudelaire, Montale, Gadda, Testori, Berto. Sannelli non cita soltanto poeti (come dice) ma sa ciò di cui parla: la durezza della selva, che cos’è essere confuso, aver smarrito la via? Questo sbandamento nel mezzo della vita, dove il “mezzo” non appartiene alla cronologia, ma “il mezzo della vita è là dove ci si può sempre smarrire, perdersi ancora, errare di nuovo, tornare daccapo con la stessa storia, essere colti alla sprovvista dall’inferno, dimenticando la meta da raggiungere: un altro stato del corpo”[5]

Bastano poche righe per entrare nel laboratorio poetico di Sannelli: “Che sia depressione, avvilimento o devianza (per amore) – e Dante è volubile e non equidistante, come gli dice amore stesso (Vita nova 5,11) -, la confusione offre le parole alla psichiatria del futuro e cita il lessico doloroso del presente di Dante (e della generazione successiva: il sonetto CCLXV di Petrarca ripeterà – normalizzando tutto ed eliminando la selva – che il cuore di Laura è aspro, selvaggio, duro). Non solo: la selva è anche l’anagramma del vasel sentimentale in cui il Dante lirico sogna di stare con gli amici e le donne, ‘per incantamento’ e senza impedimento (e il lessico dell’impedire ritorna nel canto I, ai vv. 35 e 96, e in II 62). Il vasello – il piccolo vaso – è anche il sesso delle donne (Purg. XXV 45. “natural vasello”): in realtà, il termine vaso è ambiguo e delicato come il suo sinonimo arcaico, fiore.”[6]. Depressione, amore, cuore di Laura, selva, vasel, per incantamento, senza impedimento, vaso, sesso delle donne, fiore.

……..


[1] P. P. Pasolini, La volontà di Dante a essere poeta, in Empirismo eretico, Garzanti 1972

[2] Ibid.

[3] Ph. Sollers – Benoît Chantre, La Divine Comédie, Desclée de Brouwer 2000, Folio Gallimard 2002

[4] P. P. Pasolini, Ibid.

[5] Ph. Sollers – Benoît Chantre, Ibid.

[6] Dante Alighieri, ComedìaIntroduzione a canto I, FaraEditore 2010

 

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Invito alla lettura della COMEDÌA di DANTE / SANNELLI

Posted by alfredoriponi su luglio 20, 2010

commedia

Nella Comedìa Dante è il personaggio attivo, ma non il protagonista in senso classico; ed è nello stesso tempo l’autore del poema che lo riguarda come personaggio e non lo esalta in quanto uomo. […]. … è anche il perfetto poeta di un libro che è la Commedia delle Commedie.

Per Mandel’štam la Comedìa è “un grande favo formato secondo una certa necessità dalle api dell’immaginazione”: ancora l’assolutezza compatta, ma non brutale, abitata e intelligente (e la stessa pietra monumentale meraviglia per la sua massa, non per la freddezza).

Dante è l’unico poeta in grado di unirsi, legittimandosi da solo, alla schiera dei Grandi: Omero, Orazio, Ovidio, Lucano, Virgilio (Inf. IV 100-102). Dante arriva come sesto, l’Unico e l’Ultimo prima della Fine: l’unico cristiano tra tutti, l’unico Grande a cui il Paradiso non sarà negato. Anche il mondo è nella sesta età, e sta per cadere.

Non solo: Dante è l’ultimo Scrittore – il sesto, l’unico non latino e vivente – prima di una Fine che dovrà esserci e che “attendemo veracemente”. Dove si crede alla certezza della Fine totale, perché un Dio eterno ristabilirà il suo governo sul mondo, il problema non è il futuro ma l’eternità. E le stelle che chiudono ogni cantica del poema lo ricordano a tutti: vi è l’eterno, e questo eterno non sta in basso, ma in alto.

Il lettore non trova qui un nuovo commento o un commento, ancora meno il commento. Trova un laboratorio, che spera e dispera [anche in forma di poesia]; e che dissemina idee, più per il futuro che per il presente – a dire il vero.

Dall’introduzione di Massimo Sannelli

http://www.faraeditore.it/nefesh/comedia.html

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