fragm

cette fin du monde de poche s’exprimait tout entière dans la syllabe fragm (Michel Leiris)

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Archive for ottobre 2011

Ingeborg Bachmann / Quel che ho visto e udito a Roma

Posted by alfredoriponi su ottobre 23, 2011

[…] Difficile è vedere cosa c’è sotto terra: luoghi d’acqua e luoghi di morte. Scale conducono giù verso cisterne che il vento ha prosciugato, verso casette a protezione dei pozzi, sormontate da pietra a volta e scavate nel tufo morbido, verso gocce di sangue che generavano fontane. I sentieri sprofondano nelle catacombe. Qualcuno accende un fiammifero. La sua fiamma si allunga verso i simboli. Per un attimo appaiono: pesce, pavone e colomba, àncora e croce, cibo e bevanda. Il fiammifero si spegno rapidamente, e quelli che ti camminano davanti premono verso l’alto. Nella curva uno si ferma e chiede: da dove soffia il vento?
Quando a Roma mi passarono l’udito e la vista, venne lo scirocco e aveva vinto sul vento aquilone delle montagne. Il sole allora mise la camicia e risplendette di luce falsa. È il tempo in cui aumentano le disgrazie ed è facile pronunciar parole senza amore. Perché il vento caldo ci ricaccia nel deserto. A volte lo fa sapere, sparge sabbia rossa sulla città infiacchita e ci soffia sopra fino a lasciarla priva di sensi. Quando lo scirocco se ne va, lo fa in segreto e durante la notte, mentre noi dormiamo smemorati. Ma al mattino, verso le tre, cade la rugiada. Se si potesse giacere lì svegli e inumidirsene le labbra! […]

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ALTHUSSER / LUCREZIO

Posted by alfredoriponi su ottobre 6, 2011

… che quando gli atomi cadono,
portati in giù dal loro peso, verticalmente nel vuoto,
in un momento e luogo indeterminati, deviano un po’ dal cammino,
quel tanto che puoi chiamare modifica del movimento.
Perché se non deviassero, tutti cadrebbero verso il basso,
come gocce di pioggia, nel vuoto profondo,
né sarebbe nata collisione, né urto si sarebbe prodotto
tra gli atomi: così la natura non avrebbe creato mai nulla.

[Tito Lucrezio Caro, De rerum natura, Libro II, vv. 218-226]

*

Il testo di Lucrezio è sufficientemente chiaro per designare ciò che nulla al mondo può designare e che tuttavia è l’origine di ogni mondo. Nel “nulla” della deviazione ha luogo l’incontro tra un atomo ed un altro e questo evento [événement] diventa avvenimento [avènement] sotto la condizione del parallelismo degli atomi, giacché è questo parallelismo che, violato un’unica volta, provoca la gigantesca carambola e lo scontro degli atomi in numero infinito da cui nasce un mondo (questo o un altro: da qui la pluralità dei mondi possibili e il radicamento del concetto di possibilità nel concetto di disordine originario).

[Louis Althusser, Sul materialismo aleatorio]

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