fragm

cette fin du monde de poche s’exprimait tout entière dans la syllabe fragm (Michel Leiris)

  • Commenti recenti

  • Classifica Articoli e Pagine

  • Articoli recenti

  • Archivi

  • Categorie

  • Meta

  • Blog Stats

    • 24.945 hits
  • agosto: 2012
    L M M G V S D
     12345
    6789101112
    13141516171819
    20212223242526
    2728293031  
  • Pagine

Archive for agosto 2012

3 poesie di Ghérasim Luca su Nazione Indiana

Posted by alfredoriponi su agosto 29, 2012

http://www.nazioneindiana.com/2012/08/29/3-poesie-di-gherasim-luca/

pubblicato da Andrea Raos

***

LA POÉSIE SANS LANGUE

“…sono persuaso che se si pronuncia veramente una parola, si dice il mondo, si dice tutte le parole. Se si prova a fare allora corpo con la parola si fa corpo col mondo, si usa tutto il suo potere dirompente e la parola è davvero una vibrazione solidificata…” (Ghérasim Luca).

“giochiamo con le parole perché altrimenti saranno loro a prendersi gioco di noi” (D. Cooper)

Una parola sonora, come quella di Artaud, perché l’effetto dirompente è dato dalla recitazione. “E la mia etica fonetica / la getto come un sortilegio / sul linguaggio”. Ghérasim Luca si voleva “hors la loi”, nel non essere di nessuna lingua (no man’s langue). Come l’onda di marea di Hokusai, la parola poetica è un corpo in movimento. Dobbiamo ascoltare “la magnifica voce rivoluzionaria di Luca”. Il suo modo di appoggiarsi sulla sonorità della parola. Non una parola che sia pronunciata senza una ragione assoluta. Un pensiero in atto, soltanto attraverso la voce. Assoluto e assolutamente solo.

Posted in ghérasim luca, traduzioni | Leave a Comment »

Helmut Heissenbüttel

Posted by alfredoriponi su agosto 27, 2012

da TESTI 3 / Helmut Heissenbüttel

 

Doomsday

veramente era un in tutto e per tutto simile sporco paesucolo e il bello sta semplicemente in questo che essi non lo sanno altrimenti e là era è via era là è via ecc. ovvero dipende anche dal comportamento e non soltanto da una come si suole dire di fiducia mentre proprio in questa occasione coloro i quali informati o esperti in materia hope that emerging awareness will save from Doomsday presentino some sound suggestions convinti della convinzione poiché in effetti esagerano sempre con la presunzione come una permeabilità di questi capovolti per così dire inversi perché appunto questo rendeva tutto non meno miserabile di cosa che non doveva essere il caso se almeno una volta ma questo non lo faceva mai e chi dopo tutto non ne ha uno nel al o simili comunque come nel mezzo di un discorso con una bicicletta come se non poi ugualmente come se non lo spoglio grigio o che altro il sole del mattino ricorda e non ci si ricorda quando come p. es. a che pro fare qualcosa e che fanno ora recupero su recupero tutto ciò infatti visto alla luce non era affatto quello per cui oggi di nuovo da costoro che avrebbero certamente e le foto sono del resto ancora tutte e anche se questo non è questo ancora una giustificazione bensì semplicemente il fatto che e niente con e anche più tardi non e non affatto poiché veramente era un in tutto e per tutto simile in realtà semplicemente

(pp.165-166)

(Testi 1 | 2 | 3 / Helmut Heissenbüttel ; tr. Emilio Picco ; Einaudi 1968)

*

Helmut Heissenbüttel su GAMMM

http://gammm.org/index.php/2006/06/29/da-testi-1-2-3-helmut-heissenbuttel/

http://gammm.org/index.php/2006/10/26/da-testi-123-helmut-heissenbuttel-ii/

http://gammm.org/index.php/2007/08/27/da-testi-123-helmut-heissenbuttel-iii/

Posted in Heissenbüttel, traduzioni | Leave a Comment »

Deleuze / Melville

Posted by alfredoriponi su agosto 25, 2012

Bartleby è lo Scapolo, colui di cui Kafka diceva: “Ha soltanto quel terreno che occorre ai suoi due piedi, soltanto quel sostegno che le sue due mani coprono” – colui che d’inverno si corica sulla neve per morire di freddo come un bambino, colui che non ha da fare che le sue passeggiate, ma che poteva farle in qualunque luogo, senza muoversi.

Gilles Deleuze, Bartleby o la formula, Quodlibet 2012

Posted in deleuze | 1 Comment »

Ghérasim Luca / articles

Posted by alfredoriponi su agosto 17, 2012

Francophonie, périphérie et auto-traduction : le cas de Ghérasim Luca : Gligore Daliana
http://ler.letras.up.pt/uploads/ficheiros/5801.pdf

Surréalisme et « littérature prolétarienne ». Position de Gherasim Luca : Iulian Toma
http://revel.unice.fr/loxias/document.html?id=2980

Écouter l’indicible avec les poèmes de Ghérasim Luca : Serge Martin
http://interferenceslitteraires.be/sites/drupal.arts.kuleuven.be.interferences/files/il4sergemartin.pdf

Posted in ghérasim luca | Leave a Comment »

LIRE CLAUDE SIMON

Posted by alfredoriponi su agosto 14, 2012

« L’obscurité appelle l’obscurité, les liquides “chuintent” à l’unisson, l’“invisible”, au centre du chiasme, est cependant plein d’une matière seulement dénotée par la comparaison : le “silence” et le “temps” fondus touchent le corps. Ce point de contact entre le monde et le corps fait d’eux les conducteurs d’une même maladie au développement universel et uniforme. En cela la Mélancolie est un mal du signifiant, courant dans le fil des phrases. Lieu de l’écriture autant que du sujet, elle émane des correspondances plus que de l’énoncé, jamais située et toujours présente. En sympathie avec toute forme de confusion, elle donne une durée à la signification tout en tolérant son indicibilité ».

[Patrick Longuet, Lire Claude Simon, Minuit 1995]

Posted in claude simon | Leave a Comment »

Ghérasim Luca / La Fine del mondo

Posted by alfredoriponi su agosto 9, 2012

Ghérasim Luca – La Fine del mondo (Poesie 1942-1991) – Joker edizioni

a cura di Alfredo Riponi
Traduzione di Alfredo Riponi, Rita R. Florit, Giacomo Cerrai

Posted in ghérasim luca, traduzioni | Leave a Comment »

GHÉRASIM LUCA – HERMÉTIQUEMENT OUVERTE

Posted by alfredoriponi su agosto 9, 2012

 

ERMETICAMENTE APERTA

l’amore il torrente il vuoto la sedia
la sedia vuota
la sedia torrenziale e vuota sospesa nel metavuoto
la metasedia è sospesa alla corda torrenziale del metavuoto
la metacorda serra e assorbe il metacollo torrenziale
di colui che è sospeso con la corda
al collo della donna
al collo fluido e fluttuante della sua metadonna
vuota torrenziale e seduta
la metadonna torrenziale è seduta sulla sedia
seduta sul vuoto della sua sedia
metafluttua perpetuamente nel metavuoto assoluto
dei miei desideri assolutamente torrenziali
assolutamente meteorica e sostanziale
la metatesta della metadonna sostanziale e meteorica
spunta come una freccia
tra la metacoscia dei miei sogni e il metadente dei miei desideri
freccia mordente e rapida
che s’appoggia leggermente piegata
allo schienale della metasedia dei miei sogni e dei miei desideri
sempre seduta sempre imprevedibile e assolutamente folgorante
la metadonna fluttua e metafluttua sempre nel vuoto
la sua piccola metafiamma visibile in trasparenza
brucia nell’interno torrenziale della sua testa
mentre vicino all’incandescenza della sua testa
poco sopra la sua lunga capigliatura meteorica
passa come una nuvola
nuvola provenuta dall’evaporazione istantanea
dei suoi vasti torrenti mentali
la grande tartaruga metafisica
la famosa tartaruga della metatortura eterna
minacciante col suo peso grigio torturante e metametafisico
il bel fisico carnale della metadonna
concretamente seduta sulla sua metasedia volante
volante fluttuante e seduta a sua volta
sulla sedia voluttuosamente sostenuta dai piedi dei miei sensi
dai miei cinque sensi dalle mille unghie
e dalle mille zampe della metasensualità passionale
tumultuosamente sorta nel metasudore
nella metasostanza infinita dei miei sensi
assolutamente sostanziali

[…]

trad. alfredo riponi

*

HERMÉTIQUEMENT OUVERTE

l’amour le torrent le vide la chaise
la chaise vide
la chaise torrentielle et vide suspendue dans le métavide
la métachaise est suspendue à la corde torrentielle du métavide
la métacorde serre et absorbe le métacou torrentiel
de celui qui est suspendu par la corde au cou de la femme
au cou flou et flottant de sa métafemme
vide torrentielle et assise
la métafemme torrentielle est assise sur la chaise
assise sur le vide de sa chaise
elle métaflotte perpétuellement dans le métavide absolu
de mes désirs absolument torrentiels
absolument météorique et substantielle
la métatête de la métafemme substantielle et météorique
surgit comme une flèche
entre la métacuisse de mes rêves et la métadent de mes désirs
flèche mordante et rapide
qui s’appuie légèrement penchée
au dossier de la métachaise de mes rêves et désirs
toujours assise toujours imprévisible et absolument fulgurante
la métafemme flotte et métaflotte toujours dans le vide
sa petite métaflamme visible par transparence
brûlant à l’intérieur torrentiel de sa tête
tandis que tout près de l’incandescence de sa tête
un peu au-dessus de sa grande chevelure météorique
passe comme un nuage
nuage provenu de l’évaporation instantanée
de ses vastes torrents mentaux
la grande tortue métaphysique
la fameuse tortue de la métatorture éternelle
menaçant de sa lourdeur grise tortionnaire et métamétaphysique
le beau physique charnel de la métafemme
concrètement assise sur sa métachaise volante
volante flottante et assise à son tour
sur la chaise voluptueusement soutenue par les pieds de mes sens
par mes cinq sens par les mille griffes
et par les mille pattes de la métasensualité passionnée
tumultueusement surgie dans la métasueur
dans la métasubstance infinie de mes sens
absolument substantiels
les beaux yeux les beaux seins les belles fesses métaphysiques
de la métafemme absolument substantielle
substantielle torrentielle et météorique
transgressent l’au-delà tortionnaire
de la métaphysique sans physique
transgressent et annulent le grand rien métaphysique
car toujours assise sur la métachaise météorique
de mes désirs météoriques infinis et torrentiels
la métafemme ouvre la femme
elle ouvre et découvre sa chair translucide
ses entrailles transcendantes sa chevelure transmissible
éruptive dévorante et dormante
son coeur transpercé par les balles transparentes
de mes caresses en transe
sa douce métavulve
sa noire métabouche
la transplantation innocente de la fleur de sa bouche
dans les terres aériennes de mes cuisses
la transmigration de la bouche de son âme
vers les cuisses de mon haleine
les transferts insolites
les transfusions insondables
la transmutation gigantesque de tous les métamétaux amoureux
météoriques torrentiels métamétéoriques et substantiels
la transmutation gigantesque perpétuelle et triomphante
du lait maternel
en lave météorique en métavide substantiel
en sperme en sperme et en métasperme universel
en sperme du diamant en sperme de ton cceur
en sperme noir de la métaluxure absolue
absolument luxuriante et absolument absolue

 

Ghérasim Luca, Héros-limite, Le Soleil Noir1953 e Librairie José Corti 1985

Posted in ghérasim luca, traduzioni | Leave a Comment »

Guy Debord

Posted by alfredoriponi su agosto 8, 2012

debord_spectacle.html

170

La nécessité capitaliste satisfaite dans l’urbanisme, en tant que glaciation visible de la vie, peut s’exprimer – en employant des termes hégéliens – comme la prédominance absolue de « la paisible coexistence de l’espace » sur « l’inquiet devenir dans la succession du temps ».

(Guy Debord, La Société du Spectacle, 1967)

Posted in debord | Leave a Comment »

Ghérasim Luca – La Fine del mondo (Poesie 1942-1991)

Posted by alfredoriponi su agosto 4, 2012

L’ho letto. L’ho letto ad alta voce. L’ho letto ad alta voce a varie persone e solo complimenti e stupore. Stupore per quel gioco, quel vortice di significanti che si mescolano, che si concatenano, che si chiamano e si intrecciano. È come la pagina scritta di Bene, più l’avvicini all’occhio e meno vedi. Ed è così. Succede con Il sogno in azione, è un labirinto di parole dove ogni parola ripetuta fa il muro e così indica una direzione ma incappi in altre mura alla tua destra e sinistra. Non puoi uscirci, la lettura mi diventa affannata quando manca il fiato, l’energia iniziale, l’energia che hai quando sai d’essere in trappola e cerchi di uscirne. Non si può, continui, sei stanco, sei nel fiume. Le mura non sono più solide ma iniziano a sciogliersi in fiume, un fiume di parole in cui sei immerso e vai, vai…
Lo stesso Grida vane, ci si perde in quel niente, nel nostro niente e là si finisce soddisfatti.
Assioma: l’uomo. Per me è come un manifesto di affermazione della vita. Della vita non-edipica, della vita in azione. È per me parte del nuovo militantismo auspicato da Deleuze e Guattari nell’anti-Edipo. Una lotta contro le radici «e» la genealogia «e» la gerarchia. E poi le allitterazioni, la violenza.
La fine del mondo, Maddalena, Ellisse, Quarto d’ora di cultura metafisica: Bene ci ricorda che non si può fare teatro col teatro, poesia con la poesia, vita con la vita. Ed è vero. Qui Ghérasim sfugge dalla poesia, dall’idea di poesia e dalle funzioni, dai meccanismi che io intendo classici della poesia. Sfugge dal lirismo. Si vede che è figlio delle avanguardie, ci si può trovare rivolta, rabbia, volontà di rottura ma io ci trovo ironia. Secondo me la sua “condizione” è diventata gioco della poesia, presa in giro della poesia, presa in giro anche del lettore.

 

Alessandro Carpitella – http://www.anobii.com/scander/books

*

Ghérasim Luca – La Fine del mondo (Poesie 1942-1991)

a cura di Alfredo Riponi
Traduzione di Alfredo Riponi, Rita R. Florit, Giacomo Cerrai

anteprima (file pdf, 145 kb):

PDF Trailer Gh+®rasim Luca

scheda editoriale:

http://www.edizionijoker.com/FinedelMondoGherasimLuca.html

su ibs:

 http://www.ibs.it/gherasimluca/fine-del-mondo-poesie.html

su deastore:

http://www.deastore.com/libro/la-fine-del-mondo-poesie-luca-gherasim

Posted in ghérasim luca, traduzioni | 1 Comment »

Vĕra Linhartová / Interanalisi del fluito prossimo

Posted by alfredoriponi su agosto 2, 2012

 

 

da INTERANALISI DEL FLUITO PROSSIMO

 

Avere un posto, dove nessuno mi conosca. Essere al riparo. Perché non dipende da un cambiamento di posto – (i posti non rimandano l’uno all’altro, né si coprono, ma crescono tutti insieme). Il più grande riparo è nei vecchi posti conosciuti. E solo le persone più intime sono i veri sconosciuti; accanto a loro è solitudine e sicurezza.

[…]

Cammino nel sottosuolo delle parole, so dov’è la loro preistoria. So di contrade, dove le parole davvero non significano nulla e dove non hanno bisogno di lasciare l’impronta – che è proprio il contrario della loro sembianza – per essere evidenti. Di parole-radici che restano dette a metà, perché non hanno bisogno di desinenze per esser complete.

[…]

– Qui nel sottosuolo il linguaggio è davvero vivo: ciò che diciamo di solito sono solo viticci e foglie affiorati alla superficie. Le connessioni tra loro sono solo schemi immaginari, in cui li inquadriamo guardando dal di sopra. Il loro vero legame è qui sott’acqua, dove i loro steli si intrecciano in modo incredibile, e il suolo, dal quale crescono, è uniforme. – Sono pochi coloro che vengono qui in visita.

[…]

II più vecchio sogno che mi ricordo ancora è quello di una strada in un bosco e d’una terra screpolata, arsa come il fondo di uno stagno in una torrida estate: questa terra pendeva nel vuoto, dietro ad essa in basso era la volta del cielo con nuvolette. Era Finis Terrae. Dovevo tornare di là, ma quando ero giunto ormai in vista, mi si parò dinanzi un muretto con una ringhiera di ferro. Vedevo al di sopra di esso, e dovevo io pure esser visto. Stavo lì senza nascondermi, ma non feci nemmeno nulla per attirare l’attenzione su di me, non li chiamai, perché non se ne andassero via senza di me. – Conosco questo sogno da molto tempo.

 

[Vĕra Linhartová, Interanalisi del fluito prossimo, Einaudi 1969]

 

*

Věra Linhartová, narratrice e poetessa ceca (Brno 1938). Critica d’arte legata negli anni Sessanta al Gruppo surrealista di Praga (di quegli anni sono i versi pubblicati poi in Giano dai tre volti, 1993), autrice di monografie su artisti figurativi (A. Tapiés, J. Šima), dalla sua produzione narrativa estremamente rarefatta esala un indubbio quanto inquietante fascino. In un’epoca di obbligato realismo, i bizzarri e quasi astratti racconti che aveva cominciato a scrivere sul finire degli anni Cinquanta – poi confluiti in Uno spazio da distinguere (1964), Interanalisi del fluito prossimo (1964), Discorso sul montacarichi (1965), L’eppurlinguaggio (1967) e Una casa lontano (1968) – mettono in scena le raggelate geometrie di una razionalità che delega alle circonvoluzioni del discorso quel senso solo raramente veicolato da un qualche sviluppo della trama. In Chimera, ovvero Sezione di cipolla (1967, pub. nel 1993), l’ultimo testo in ceco, il tono sembra farsi invece più discorsivo, con compiaciute divagazioni letterarie. Trasferitasi nel 1968 a Parigi, la sua ricerca all’interno del linguaggio è continuata in francese nei testi brevi, quasi poemetti in prosa, di Twor (1974) e Intervals (1979; Intervalli). Risultato forse del nuovo interesse per la cultura giapponese d’avanguardia (cui ha poi dedicato studi e traduzioni) sono il ritorno al figurativo e la nuova scrittura cesellata che pervade Portraits carnivores (1982; Ritratti carnivori), tre accorate variazioni sul tema del vuoto, dell’isolamento cercato, e i racconti di Anachroniques (1995) e Mes oubliettes (1997). (www.sapere.it)

Posted in linhartova | Leave a Comment »