fragm

cette fin du monde de poche s’exprimait tout entière dans la syllabe fragm (Michel Leiris)

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Rhuthmos : Benoît Gréan / Giorgio Bevignani

Posted by alfredoriponi su settembre 29, 2012

http://rhuthmos.eu/spip.php?article707

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GHERASIM LUCA / Yannick Torlini

Posted by alfredoriponi su settembre 17, 2012

GHERASIM LUCA, LE POETE DE LA VOIX: ONTOLOGIE ET EROTISME / Yannick Torlini / L’Harmattan 2011

Segnalo un bel libro per avvicinare l’opera di Ghérasim Luca: Yannick Torlini “Ghérasim Luca, le poète de la voix: ontologie et érotisme”.

Se l’uomo “è” nel mondo attraverso il linguaggio, il poema che infrange le regole linguistiche, pone la “questione ontologica”. La reinvenzione della lingua nel poema reinventa anche la relazione con l’Altro, nell’instabilità dell’erotismo.
«La poesia che ricrea l’essere attraverso il suono è ontofonia» (p.14). Due parole chiave per l’opera di Ghérasim Luca: silensofono e ontofonia. Colui che schiude la parola schiude la materia. Aprire una breccia nella parola, liberare il senso, significa scardinare la realtà, trasmutarla. «È per ciò che pensiamo che tutta la poesia di Ghérasim Luca è un atto ontologico: un reinvenzione di sé che passa dalla voce e dalla reinvenzione della lingua (perché esistiamo soltanto attraverso la lingua) dove il proferire diventa un atto creatore. La poesia di Luca tenta così di sottrarsi al determinismo dello schema edipico che struttura l’individuo e lo definisce fin dalla sua nascita: scrivere, distorcere la lingua, proferire poemi, è allora creazione del ‘non-Edipo’» (p.15).
Il reale ha una dimensione angosciante che solo la sragione unita all’humour può ridurre, anche se non colmare. «Quest’idea si scorge nel poema ‘Ma déraison d’être’ dove l’humour traspare nel processo meccanico di reduplicazione del numero di gambe della ‘disperazione’: ‘la disperazione ha tre paia di gambe / la disperazione ha quattro paia di gambe…’ Qui lo scopo è proprio di ridurre l’impatto della disperazione attraverso questo procedimento meccanico di moltiplicazione del numero di gambe.» (p. 27).
La volontà di uscire da ogni codice letterario e parola d’ordine (surrealista) – scrive Torlini – si trova, per la prima volta, nel rivoluzionario poema ‘passionnément’. «Il campo poetico è oramai aperto, l’uscita dai codici comporta l’uscire dalla lingua e la preminenza data al suono: il messaggio non sarà più veicolato dalla frase ma unicamente dagli scivolamenti/collisioni sonore di fonemi, permettendo così un’apertura del senso del poema attraverso la destrutturazione della lingua» (p. 40).
Se la lingua è destrutturata, senso-suono e suono-senso non sono più bi-univoci «iscritti sulle pareti di un cervello invertito» (Artaud), ma la parola è soltanto «vibrazione sonora solidificata» del corpo, sua eco, ontologicamente un eco d’essere. «Paradossalmente la poesia di Luca cerca, attraverso il nonsenso e la perdita dei riferimenti, di diventare senso, di dare un senso più vero alle cose, più vero perché mobile, eracliteo, seguendo la logica e la dinamica del mondo» (p. 46).
Piuttosto che trasmettere la fissità del pensiero (delle idee), i suoni creano nuovi legami. «Il pensiero non induce più il suono, ma il suono induce i legami logici, confermando così le parole di Tzara che ‘il pensiero si fa nella bocca’» (p.54). Nel poema «Passionnément», analizzato foneticamente da Torlini, la vocalità è essenzialmente suono, consonanti, vocali, ripetizione di fonemi : durezza, dolcezza, chiusura, apertura, scivolamenti, collisioni. «Il balbettio riflette sempre una fedeltà al suono sia che la sua logica prevalga sulla logica testuale e semantica o no» (p.55).
Si nasce al mondo come poeti e questo spesso è anche scegliersi un nome, che, nel caso di Ghérasim Luca è uno smarrimento (égarement). Nel poema inedito “L’Altro Mister Smith” questo doppio, «demone sonoro», che è all’origine del nome permane in una volontà «schizofrenica creatrice», ma lontana «svuotata da ogni patologia» (p.72). Il poema diventa un atto di auto-creazione o contro-creazione attraverso la voce. «La liberazione viene dall’abbandonarsi al soffio, dal proferire, abbandono alla vita poetica che subentra alla strangolazione del nome» (p.74).

C’è l’analisi dei rapporti di Ghérasim Luca con l’avanguardia e le ‘reciprocità’, le vicinanze (B. Noël, C. Pennequin, B. Heidsieck) nella poesia contemporanea. In occasione dei festivals “Polyphonix”, il nome di Luca figurava sul versante italiano vicino ai nomi di Nanni Balestrini, Corrado Costa, Adriano Spatola. Come fa notare Torlini, la poesia di Luca appartiene di diritto alla poesia sperimentale.
Per C. Pennequin – tra le reciprocità contemporanee – «reintrodurre il grido nella parola e il gesto nell’azione… equivale a reintrodurre il pensiero nella massa delle informazioni dalle quali siamo sommersi, e che ci dicono come pensare, come agire, disegnare, parlare» (p.134). Per capire fino in fondo il legame con la poesia contemporanea di Luca: grido che tende al silenzio, ancora le parole di Pennequin: il poeta può «Anche restare muto. Dire che non può parlare. Che occorre tacere, una volta per tutte, nella parola» (p.136). Nella sperimentazione la poesia e la voce arrivano fino alla negazione di sé. In un recital di Pennequin, scrive Torlini « … la voce diventa sempre più grido… mentre il corpo s’immobilizza, quasi sconvolto : la voce diventa corpo, la voce incarna la soggettività intera. […]. Si tratta di far gridare la lingua, gridarla in un mondo che ci fa tacere, gridarla per coprire i rumori e le voci che invadono il soggetto».
C’è una pesantezza nella lingua (i codici) che dev’essere distrutta, per raggiungere la leggerezza del corpo (“son corps léger”), anche se questa impresa di distruzione genera nel poeta il dubbio su una possibile “Fine del mondo” con la fine di ogni lingua istituita (p.164).
Sulla scorta delle parole di G. Bataille sulla discontinuità degli esseri: il solo luogo di continuità, di relazione pura all’Altro, è la lingua frammentata e foneticamente balbettante del poema, là dove i detriti linguistici che la morte ci regala sono eco dell’essere (cf. p. 166).
La parola finale del libro è affidata C. Prigent che assegna alla poesia di dire l’innominabile. “ […] L’organizzazione simbolica come strutturazione e espansione del nominabile, lascia filtrare l’intuizione che c’è un innominabile e assegna alla letteratura il compito… di mantenere nel recinto del nominabile un’apertura innominabile, che è condizione di una giustezza del dire e possibilità disalienante (chance di sfuggire al luogo comune ideologico)».
La poesia non si dice, ma si fa, è atto.

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Antonio Porta (1935-1989)

Posted by alfredoriponi su settembre 14, 2012

da L’ARIA DELLA FINE / Antonio Porta

Sto abbandonando Roma
polvere palpitante divenuta città
volevo dire: sto lasciando e dico:
abbandonare invece di lasciare
che sa troppo di lisciva e di sciare, come
direbbe l’amico di una donna chiamata: Speranza!
Appena detta questa frase nel vuoto del bus
si trasforma in un’altra;
sto abbandonando la vita?
Incendiaria polvere palpitante
lascio alle mie spalle
il corpo di una dormiente distesa,
città senza confini: «Mi sembra
di vedere il suo corpo pulsare
respiro che prolunga la notte incendiata,
fuoco per tanti secoli ancora per tutti i secoli
fecondati dal suo fiume mestruale…»
Corpo della notte illuminata dall’interno.
Abbandonare la vita? «La morte
è solo un fantasma» mi ha detto una ragazza
dagli occhi chiari di nome Daìna, seduta
davanti a me parlandomi del paradiso di questa
terra. Era l’ora! E come le respiro le sue parole
quanto mi consumano nel loro fuoco!
Sento il mio corpo come una sedia di marmo,
tento di impiombarmi al suolo, contro me stesso,
fatico a liberarmi delle mie ferite pietrose,
ma trionfo, infine, ma esco
con le scie luminose del crepuscolo,
lascio le stanze della fame, con questo verbo
adesso: scivolo via, come il piccolo torrente
del mio sangue scivola giù dal finestrino:
tornerò, sto già tornando, anch’io polvere
fatta corpo, a un milione di gradi di fusione,
palpitazione, sonno di fecondità, sto
ritrovando la via, la forma della città
che ha un cuore sottoterra, polvere di sangue,
scivolo in tutti i suoi cunicoli e poi volo
verso il mio volto con una piuma
sopra le labbra, è un vento che mi conquista
che mi trascina dentro la sua cintura e approdo
infine in una stanza rotonda, la stanza della nascita,
dove la brace viene guardata tutta la notte,
al centro, e alle ore giuste l’usignolo
canta le lodi delle sue uova.

[…]

[Antonio Porta, Tutte le poesie (1956-1989), Garzanti 2009]

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Elias Canetti / L’altro processo

Posted by alfredoriponi su settembre 11, 2012

In una lettera a Felice ha la sconvolgente espressione della « paura di stare ritti ». Le spiega un sogno che lei gli ha comunicato e dalla spiegazione non riesce difficile dedurne il contenuto: «Vorrei invece spiegare il tuo sogno. Se non ti fossi messa per terra in mezzo agli animali, non avresti neanche potuto vedere il cielo con le stelle e non ti saresti redenta. Forse non saresti neanche sopravvissuta alla paura di stare ritta. Anche a me avviene lo stesso; è un sogno comune che hai sognato per me e per te».
Bisogna mettersi per terra in mezzo agli animali per essere redenti. Stare ritti è il potere dell’uomo sulla bestia, ma proprio in questa più di ogni altra evidenziante posizione del suo potere, l’uomo è esposto, visibile, attaccabile. Perché questo potere contemporaneamente è colpa, e solo giacenti per terra in mezzo agli animali si possono vedere le stelle che ci liberano di questo potere umano che è un potere terribile.

[Elias Canetti / L’altro processo, Le lettere di Kafka a Felice, Guanda 1990]

http://www.youtube.com/watch?v=FGwOUxuopUE

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Rita R. Florit – Crypta

Posted by alfredoriponi su settembre 7, 2012

Da CRYPTA / Rita R. Florit

 

Segnalato al Premio Montano XXVI edizione (2012)

http://www.anteremedizioni.it/xxvi_edizione_2012_esiti_raccolta_inedita

*

Crypta I

E rosa si figura all’inizio
la Via
e vista in circoscritta forma
gravata
chiama la concavità a riparo
ala di cura oscura    bacio
nero
eroso
eros riverso in doglia
occhio celato in buio
accecamento
estromesso
dall’imperio-femmina
ora estinta
torna
in osso inquieta fenditura
in feritoia e ferita
in bulbo vuoto

Dall’acqua primordiale
stratifica visioni

Nervo d’amore amato
in sfacelo L-dopa
nota perfetta
impiaga  perdizione
cripta pulsante
mater dolorosa in seta
offerta     dalia recisa
in sali d’argento strinata

Rivissi
ogni calvario
t u o
e  tutti gli abbagli
le seti
le notti
le morti
ogni singola trafittura
v o s t r a

La via erosa in  fine
erosthanatos
ammicca
e si dilegua
in nòcciolo forato
in mandorla
amara.

 

***

 

Ricomparse selve d’acciaio
tremule spugne disossate

il giorno di luce
apre al blu smaltato verticale

calda attesa dei tumuli oltraggiosa
carceri di smeraldo scuotono

risale all’aria dalle fami
viscerali incluse così

ogni singola trasparenza vibrazionale
copre in parte la ferocia del mondo.

 

***

 

Ruota sul mondo limite il bestiario celeste
scegliti l’animale totem [appartienigli]

proietta carichi opprimenti
conversa col fermo immagine   vivo speculum

dialoga  diabola.

 

***

 

 J’ai détruit mon calvaire et mes vers / À tombeau ouvert ma vie. (Alain Jouffroy)

 

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Helmut Heissenbüttel

Posted by alfredoriponi su settembre 2, 2012

da TESTI 1 / Helmut Heissenbüttel

la gialla luce di settembre della sera piovosa deflagra senza suono come un proiettile di silenzio

*

qui sostano le grandi farfalle azzurre

espandimenti di inaudibile accadono

qui approdano i verdi balconi della mia preistoria

quartieri noti si spostano lentamente attraverso zone cittadine sconosciute

i pioppi neri si chinano gli uni sugli altri e ammutoliscono

biciclette defunte scorrono lente per il mondo smemorato

finestre vuote si muovono a larghe teorie addentro per la contrada silenziosa

? che cercano le finestre vuote?

*

 ora viene di nuovo settembre abitudine la casa e chi abbandona a casa non

(Testi 1 | 2 | 3 / Helmut Heissenbüttel ; tr. Emilio Picco ; Einaudi 1968)

*

Helmut Heissenbüttel su GAMMM

http://gammm.org/index.php/2006/06/29/da-testi-1-2-3-helmut-heissenbuttel/

http://gammm.org/index.php/2006/10/26/da-testi-123-helmut-heissenbuttel-ii/

http://gammm.org/index.php/2007/08/27/da-testi-123-helmut-heissenbuttel-iii/

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