fragm

cette fin du monde de poche s’exprimait tout entière dans la syllabe fragm (Michel Leiris)

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Hantaï | Piero della Francesca | Nancy

Posted by alfredoriponi su aprile 30, 2015

Hantai_del Parto

Simon Hantai, …del Parto, Tabula, 1975, 255x320cm

«Di conseguenza qui ancora si accede, ma in un altro modo, visibilmente all’invisibile ventre e all’invisibile nel ventre: tutto il quadro non è che un’apertura (e così, infatti, del Parto), aperture l’una sull’altra e fino in fondo – fondo che altro non è se non il tessuto imbottito della tenda, e dunque la superficie stessa aperta e sollevata, manovrata dagli angeli e dalla Vergine…»

«Voglio andare direttamente a quello che, vicinissimo a noi, ne è una sorta di memoriale. Nella sua serie Tabula del 1975, Hantaï ne intitola una «…del Parto». Non più Santa Vergine, qui: la sua figura è scomparsa così come il suo nome (nel titolo, almeno, poiché la nota di commento di Hantaï termina con «Alla Madonna del Parto»). Si tratta di una pittura dedicata alla pittura, ma meno, come si vede, alla memoria della sua storia che alla ripresa e alla rimessa in gioco di un ventre immemorabile – o, se si vuole, del ventre dell’immemorabile che si rivela essere così la pittura, la sua superficie e il suo impasto stesi, offerti non esattamente per una nascita (non per la venuta di una figura), ma per l’accesso aperto a nient’altro che all’apertura stessa dello spazio pittorico…»

[Jean-Luc Nancy, Visitazione (della pittura cristiana), Galilée 2001, Abscondita 2001]

http://www.voir-et-dire.net/?Simon-Hantai-Retrospective-au

http://www.fait-religieux.com/les-pliures-intemporelles-de-simon-hantai
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Deleuze | Bartleby o la formula

Posted by alfredoriponi su aprile 17, 2015

Deleuze-Agamben-Bartleby-BIS-m«Ma se è vero che i capolavori della letteratura formano sempre una specie di lingua straniera nella lingua in cui sono scritti, che ventata di follia, che soffio psicotico spira allora nel linguaggio? È proprio della psicosi mettere in gioco un procedimento, che consiste nel trattare la lingua ordinaria, la lingua standard, in modo che essa si presenti come la “restituzione” di una lingua originale, sconosciuta, che potrebbe forse essere una proiezione della lingua di Dio e che investirebbe tutto il linguaggio. Procedimenti di questo genere compaiono in Francia in Roussel e in Brisset, in America in Wolfson. Non è precisamente la vocazione schizofrenica della letteratura americana, di tirare un filo della lingua inglese fino a disfarla tutta, a forza di derive, di deviazioni, di de-tassi e di sovra-tassi (in opposizione alla sintassi standard)? Introdurre un po’ di psicosi nella nevrosi inglese? Inventare una nuova universalità? All’occorrenza si convocheranno le altre lingue nell’inglese, perché quest’ultima possa rendere meglio un’eco di quella lingua divina di tempesta e di tuono». [G. Deleuze, Bartleby o la formula, Quodlibet, 1993]

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Essayer dire : performances du poème avec Ghérasim Luca | Serge Martin

Posted by alfredoriponi su aprile 2, 2015

Le tangage de ma langue… : la « conque du silence » qui « frôle celle des récifs » au début du texte […] il est certainement un écho précis au Salut de Mallarmé et à l’occurrence du terme dans ses derniers vers : Une ivresse belle m’engage 
Sans craindre même son tangage 
De porter debout ce salut /

Solitude, récif, étoile 
À n’importe ce qui valut 
Le blanc souci de notre toile.
(Serge Martin)

http://ver.hypotheses.org/1448

 

 

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Péguy

Posted by alfredoriponi su aprile 1, 2015

péguy1«… e mentre si vuole fare della Società moderna un nuovo Dio, come non riconoscere in questo idolo nuovo delle tare peggiori delle tare degli dèi antichi; come insegnare l’infanzia e la giovinezza quando tutto il mondo mente, quando tutti i grandi personaggi mentono, quando tutti gli Stati Maggiori, di tutti i partiti, mentono, quando tutto il mondo politico parlamentare mente, quando i maestri, che dovrebbero insegnare a non mentire, mentono, quando l’appiattimento delle coscienze appiattisce le coscienze universitarie stesse, quando il favoritismo, il nepotismo, quando l’arrivismo invade il personale universitario stesso, quando i figli, i nipoti, i generi e i cugini di secondo grado dei grandi maestri salgono i gradi della gerarchia a una velocità uniformemente accelerata, quando infine tutti i giovani professori provano simultaneamente lo stesso colpo di fulmine automatico per tutte le ragazze di tutti gli ispettori generali.
Come insegnare l’infanzia e la giovinezza quando tutto quel che non è più bambino e che non è più giovane, mente…»

[C. Péguy, Le crisi dell’insegnamento sono crisi di civiltà]

http://laregledujeu.org/2010/07/09/2286/peguy-pour-un-dreyfusisme-mystique/

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