fragm

cette fin du monde de poche s’exprimait tout entière dans la syllabe fragm (Michel Leiris)

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Archive for the ‘ponge’ Category

francis ponge | feu et cendres

Posted by alfredoriponi su ottobre 29, 2014

Fuoco agile, cenere inerte. Fuoco contratto, cenere serena. Fuoco scimmiesco, cenere felina. Fuoco che si arrampica di ramo in ramo, cenere che scende e si ammucchia. Fuoco che si alza, cenere che si ammassa. Fuoco brillante, cenere opaca. Fuoco sibilante, cenere muta. Fuoco caldo, cenere fredda. Fuoco contagioso, cenere preservatrice. Fuoco rosso, cenere grigia. Fuoco colpevole, cenere vittima. Fuoco greco, cenere sabina. Fuoco vincitore, cenere vinta. Fuoco temuto, cenere compianta. Fuoco audace, cenere facilmente dispersa. Fuoco indomabile, cenere che si può spazzare. Fuoco birichino, cenere seria. Fuoco animale, cenere minerale. Fuoco irritabile, cenere che si lascia intimidire. Fuoco demolitore, cenere muratore. Fuoco rosso e cenere grigia sempre vicini: una delle bandiere preferite della natura.

[Francis Ponge, Feu et cendres, in Lyres, Poésie\Gallimard, p.18, tr. a. r.]

 

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Ponge | Zaffarano | Nioque de l’avant-printemps, ovvero Cognizione del periodo che annuncia la primavera | benwayseries

Posted by alfredoriponi su dicembre 8, 2013

copertina-it-fr

http://benwayseries.wordpress.com/2013/11/25/francis-ponge-nioque-de-lavant-printemps-ovvero-cognizione-del-periodo-che-annuncia-la-primavera-nioque-de-lavant-printemps-benway-series-4/

#

Ponge su pileface:
http://www.pileface.com/sollers/article.php3?id_article=432#section12

Ponge su fragm:
https://anfratture.wordpress.com/category/ponge/

#

Ponge : Nioque de l’avant-printemps…
http://www.cairn.info/article.php?ID_ARTICLE=RHLF_022_0309

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JEAN-MARIE GLEIZE / L’un et l’autre

Posted by alfredoriponi su Maggio 6, 2013

http://www.academia.edu/3474918/Jean-Marie_Gleize_Lun_et_lautre_Luno_e_laltra

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JEAN-MARIE GLEIZE / L’un et l’autre

Posted by alfredoriponi su aprile 21, 2013

JEAN-MARIE GLEIZE

 

L’uno et l’altra

 

Cominciamo dunque dalla fine, poiché dopotutto, quando afferriamo la conversazione, è già in corso, non si sa da quando, e non ha importanza. L’ultimo testo di L’uso della parola s’intitola «Non capisco». Qualcuno parla a un altro che tace. Ma delle sue parole, benché “familiari”, il senso sfugge. Per prima cosa lo scrittore suppone nel lettore una reazione divertita, dove si esprimerebbe il buonsenso: “ciò che ascoltavate là, non era semplicemente un poema a lungo elaborato, poi recitato, o sgorgato sotto la spinta dell’ispirazione?” Segue una pagina che dispiega passo a passo, a piccoli tocchi, il modo in cui il senso al contempo s’impone e si sottrae nella materia poetica, una semantica strana in contraddizione con le leggi del linguaggio abituale, al tempo stesso più efficace e più sconcertante, disorientante, presenza (evidente) del poema, assenza o recupero del significato, demoltiplicato, obliquo… Nathalie Sarraute apparentemente (o il lettore qui convocato virtualmente) s’allontanata dal suo proposito, ma ben presto vi ritorna, s’avvicina, porge di nuovo l’orecchio, fin quando scaturisce, pronunziato o semplicemente pronunziabile, un “io non capisco”… Ciò che dobbiamo comprendere, in verità, è che il progetto di Nathalie Sarraute, l’argomento di questo Libro che gli capita di evocare, e di cui i suoi libri (in particolare i più genericamente non definiti, come Tropismi o L’uso della parola) costituiscono dei frammenti, ha qualcosa a che vedere con ciò che qui chiamiamo “poesia”, cioè a dire un certo trattamento del linguaggio (modulazione, distanziamento, sottolineatura, sfregamenti, riflessi reciproci, concentrazione, dilatazione, ecc.) che mette in causa il senso, o in crisi.

 

*

 

È proprio questo lato, del dire critico, delle “prose senza nome”, dello scritto critico in prosa, del soffermarsi su una parola, un segmento, nelle vicinanze di tutti i “tentativi orali”, creazioni e altri appunti risoluti a “capire” qualcosa in ciò che resiste e in questo linguaggio, il sacro linguaggio profano, l’eloquio volgare e corrente, che bisognerà necessariamente confrontare con il testo di Nathalie Sarraute, non accontentandosi di parlare di ritmo o di poesia in prosa, inadeguati. Tra gli aspetti di questa ricerca futura: qualcosa ai nostri occhi persiste, componente essenziale della nostra sensibilità “moderna”; è, correlata alla ripugnanza verso l’eccezionale, lo stra-ordinario, gli “effetti speciali”, (a una certa cultura romantica che s’impone fino a noi sotto multipli registri, dal meraviglioso surrealizzante ai grandi schermi dello spettacolo) l’attenzione al quotidiano, al banale, a ciò che è povero, insignificante, mormorante e che resta inosservato. Indifferentemente le cose («Queste pesche, queste noci, questo cesto di vimini…», Francis Ponge, – qui, trasposizioni necessarie perché il nostro ambiente naturale non è più quello di Chardin o di Braque), o le parole («parole ordinarie… come lo constatavate: parole che ciascuno di noi… parole così familiari che diventano invisibili… parole stereotipate…», Nathalie Sarraute). La preoccupazione di Francis Ponge, come quella di Nathalie Sarraute, è il reale, che l’uno e l’altra localizzano nella prossimità, pur sapendo e sentendo questa prossimità come inaccessibile. Un invisibile vicino, interiore e esterno, in corpi e parole. Contemporanei nel desiderio di reale, si trovano forzati a inventare forme più atte a “restituire” questo reale (l’opacità funzionante degli oggetti, l’evidenza misteriosa delle sensazioni). Oltre le costrizioni del “realismo” della rappresentazione. «Sapates» o «tropismes», mancano proprio le parole. Qualcosa non va nella letteratura (poesia o narrativa). Si è capita la lezione? Certo che no. Perché il vecchiume insiste: senza tregua poesia e romanzo si ricostituiscono e si comprovano. Si vede anche che tra un idealismo rivendicato e un tranquillo naturalismo, il “banale” e il “quotidiano” si mostrano sotto l’insegna della semplicità, pseudo-francescana. Non si tratta di questo! L’uno e l’altra hanno un altro punto in comune: sanno che questo (l’oggetto della letteratura) implica il tener conto delle parole, lingua, lemmi, verbo. Letteratura, Littréatura. Parlare, parabolare. Usare il linguaggio: guardarlo, tenerlo, mostrarlo. Nathalie Sarraute e Francis Ponge sono esperti della scrittura letterale. Sanno che la letteratura parla del linguaggio, e lo provano. Perché sono dei “réélistes” accaniti (e non dei realisti adattati). O viceversa: sono réélistes perché sensibili ai valori verbali e alle aporie della letterarietà. Non basta descrivere sobriamente piccoli gesti per raggiungere l’insignificanza penetrante, rivelante. Per essere uno scrittore intensamente “minore”. Ciò che sono l’uno e l’altra, su un “suolo ingrato” – che è anche il nostro.

 

[…]

 

 

[Gleize Jean-Marie. L’un et l’autre. In: Littérature, N°118, 2000. Nathalie Sarraute. pp. 71-77.]

http://www.persee.fr/web/revues/home/prescript/article/litt_0047-4800_2000_num_118_2_1675

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Francis Ponge / Méthodes

Posted by alfredoriponi su aprile 7, 2013

PROÊME. – Le jour où l’on voudra bien admettre comme sincère et vraie la déclaration que je fais à tout bout de champ que je ne me veux pas poète, que j’utilise le magma poétique mais pour m’en débarrasser, que je tends plutôt à la conviction qu’aux charmes, qu’il s’agit pour moi d’aboutir à des formules claires, et impersonnelles,
on me fera plaisir,
on s’épargnera bien des discussions oiseuses à mon sujet, etc.
Je tends à des définitions-descriptions rendant compte du contenu actuel des notions,
[…]

[Francis Ponge, Méthodes, Gallimard 1961]

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Francis Ponge et les surréalistes / Ghérasim Luca

Posted by alfredoriponi su novembre 30, 2012

youtube=http://youtu.be/l9UMQkREdec

« Remplacer le ô lyrique par le signe arithmétique de l’infini ∞ (le 8 couché) »
[Francis Ponge]

« Un héros / infini / dont la houle cachée / jette un tissu de mots / – un infime drap de mort – /
sur le nu d’une muette / couché comme un huit / dans les bras du zéro »
[Ghérasim Luca]

« Un certain gâtisme : naïveté retrouvée / repartir du balbutiement, / du zéro »
[Francis Ponge]

“Zéro (héros) éros, sans centre”
[Ghérasim Luca]

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http://www.pileface.com/sollers/article.php3?id_article=432#section2

http://www.le-terrier.net/txt/spip.php?rubrique19

http://remue.net/spip.php?article667

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