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cette fin du monde de poche s’exprimait tout entière dans la syllabe fragm (Michel Leiris)

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Jean-Michel Espitallier | Caisse à outils

Posted by alfredoriponi su giugno 22, 2016

fragm

espitallier_CaO

Dépossédée de tout ce qui constituait, au temps des grands monopoles formels et thématiques, l’appareillage de ses signes immédiatement distinctifs (pour le dire vite, vers à pieds, système métrique, rime en triomphe), émancipée de toute transcendance, de toutes valeurs magiques et rituelles, la poésie (les œuvres, ou les « travaux », se réclamant – ou répugnant à le faire – plus ou moins de cette catégorie) a aussi perdu en route pas mal de sa superbe, de sa morgue et de son aura. Éclatée, plurielle, vivante (au sens le plus organique du terme), d’autant plus foisonnante qu’elle est en mutation perpétuelle, la poésie brouille ses propres codes, dilate ses définitions, continue de se mesurer à son propre flouté et se détermine en partie sûr ces constantes interrogations. Réputée à tort moribonde, difficile, marginale, déconnectée du réel, confusément fétichisée (France, terre des lettres !), encore trop souvent associée à un charmant…

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Espitallier | Ghérasim Luca

Posted by alfredoriponi su giugno 8, 2016

fragm

espitallier_CaO

« Que serait le lyrisme s’il n’était, aussi, une matière sonore, des pulsations de sens, un sens tracé dans des manières de refrain, de complaintes, des da capo et des silences ? Souvenons-nous des bégaiements de Ghérasim Luca, lesquels mâchonnent tout le déchiré-déchirant de la langue, s’inventent un timbre immédiatement nécessaire, une frappe, un froissement, les irritent pour leur faire rendre gorge, agglutinant ou désarticulant les mots-matière. »

[Jean-Michel Espitallier, Caisse à outils, Pocket 2014]

*

«Che cosa sarebbe il lirismo se non fosse, anche, una materia sonora, delle pulsazioni di senso, un senso indicato nei modi di ritornello, di cantilene, dei da capo e dei silenzi? Ricordiamoci dei balbettii di Ghérasim Luca che masticano tutto il lacerato-lacerante della lingua, si inventano immediatamente una tonalità necessaria, un timbro, un contrasto, li esasperano per farli emettere, agglutinando o disarticolando le parole-materia.»

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GHERASIM LUCA | EUROPE

Posted by alfredoriponi su maggio 2, 2016

Europe, n° 1045 : Ghérasim Luca (1913-1994)

Dossier a cura di Serge Martin

 

G-Luca-UNER

«…puisque sa danse continue à entraîner, à encourager et même à enflammer ici et ailleurs, à la fois douloureusement et de manière jubilatoire, en inventant multiplement “une littérature impossible de tous côtés”» (S. Martin, p. 4).

http://www.europe-revue.net/presentation-mai.html

http://www.europe-revue.net/pages/recherche-par-titres/parutions%202016/Livret-G-LucaR.pdf

http://www.europe-revue.net/sommaire-mai.html

Serge Martin, Ghérasim Luca, Pierre Dhainaut, Thierry Garrel, Monique Yaari, Bernard Heidsieck, Bertrand Fillaudeau, Charles Pennequin, Patrick Beurard-Valdoye, Joël Gayraud, Sebastian Reichmann, Nicole Manucu, Anne Foucault, Jean-Jacques Lebel, Iulan Toma, Vincent Teixeira, Dominique Carlat, Sibylle Orlandi, Charlène Clonts, Laurent Mourey, Patrick Fontana, Alfredo Riponi, Alice Massénat.

 

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Ghérasim Luca | Helmut Heissenbüttel

Posted by alfredoriponi su aprile 21, 2016

 

da LA PROIE S’OMBRE / Ghérasim Luca

 

Il turbine che riposa

 

ciò che passa per perfettamente immobile / spinge ciò che sembra curiosamente deambulante / a fingere d’esser fisso se non immutabile

così ciò che ha l’aria di fermarsi malgrado tutto / passa per agitarsi follemente intorno

ciò che si muove o no in un angolo oscuro / della stanza o piuttosto ciò che scivola / tra i passi di ciò che si muove / o riposa nel bel mezzo di un turbine / e soprattutto il mobile che ha l’aria / d’avventarsi a piccoli balzi immobili / al di sopra / fingono d’essere perfettamente / ciò che ha l’aria d’essere / curiosamente deambulante / e con ciò che finge di passare / per ciò che finge d’essere / fisso se non immutabile / spingono ciò che è perfettamente immobile / a farsi passare per / ciò che spinge a fingere / di passare per curiosamente deambulante / di passare da perfettamente immobile / a ciò che ha perfettamente l’aria d’essere / ciò che passa / o piuttosto a ciò che spinge / ciò che ha / l’aria d’essere ciò che passa / a oltrepassare perfettamente ciò che passa / a oltrepassare anche ciò che oltrepassa ciò che passa / pur fingendo d’essere / curiosamente oltrepassato da ciò che passa / a spingere tutto / tutto ciò che passa o no / ad aver l’aria d’essere perfettamente oltrepassato / di non essere che oltrepassato / di nascere fisso e oltrepassato in un angolo …

(La Fine del mondo / Ghérasim Luca ; Joker 2012 – La proie s’ombre ; Josè Corti 1991)

*

da TESTI 3 / Helmut Heissenbüttel

 

che che che che

 

voix d’abord de hors qua qua (Samuel Beckett)

se qualcosa attraversa qualcosa allora tutto ciò che è tutt’intorno è qualcosa che è uguale intorno tutt’intorno e ciò che eventualmente è diverso da qualcos’altro tuttavia non è diverso tutt’intorno da qualcos’altro

se però qualcosa che ha attraversato qualcosa viene fuori da qualcosa attraverso cui è passato qualcosa allora ciò da cui è venuto fuori qualcosa è qualcosa che non è più tutt’intorno ma qualcosa che se ne va e qualcosa che se ne va diventa a poco a poco qualcosa che se ne è andato e qualcosa che se ne è andato è qualcosa che è di fuori e qualcosa è di fuori è qualcosa che ha aspetto diverso e così qualcosa che ha attraversato qualcosa se viene fuori da qualcosa attraverso cui è passato recepisce di ciò attraverso cui è passato opinioni

un’opinione che qualcosa ha di qualcosa attraverso cui è passato qualcosa è allora qualcosa mediante cui qualcosa che ha attraversato qualcosa può distinguere ciò attraverso cui è passato qualcosa ammesso che ciò attraverso cui era passato qualcosa fosse fatto di qualcosa che aveva grandezza diversa allora mentre qualcosa attraversava qualcosa che era più grande o più piccolo non era così grande o così piccolo perché intanto tutto tutt’intorno non era qualcosa che era piccolo o grande ma solo qualcosa che era tutt’intorno

ora se però qualcosa che aveva attraversato qualcosa viene fuori da qualcosa attraverso cui era passato allora ciò da cui viene fuori qualcosa è qualcosa che se ne va e qualcosa che se ne va ha quindi diversa grandezza e piccolezza o comunque ciò che è venuto fuori da qualcosa è dell’opinione che ciò da cui è venuto fuori qualcosa è qualcosa che ha diversa grandezza e piccolezza

ora se però qualcosa attraverso cui era passato qualcosa diventa qualcosa che se ne va sempre più lontano ciò che ha diversa grandezza e piccolezza diventa sempre meno diverso e ciò attraverso cui era passato qualcosa e di cui ciò che aveva attraversato qualcosa aveva l’opinione che avesse diversa grandezza e piccolezza diventa quindi qualcosa che diventa sempre più uguale o per lo meno ciò che aveva attraversato qualcosa ha l’opinione che diventi sempre più uguale e ciò che finalmente è molto lontano da ciò che aveva attraversato ha di ciò di cui è molto lontano l’opinione che sia qualcosa che è in sé del tutto uguale e indifferente e quanto più qualcosa è lontano da qualcosa attraverso cui una volta era passato qualcosa tanto più esso diventa indifferente

(Testi 1 | 2 | 3 / Helmut Heissenbüttel ; tr. Emilio Picco ; Einaudi 1968)

 

*

Come nelle ultime prose di Samuel Beckett, le parole si ripetono in un movimento che sembra raggiungere, nell’estrema velocità, l’immobilità. “Quale di tutti i luoghi immaginabili ha meno probabilità di svanire? E a lungo andare si starà meglio nel moto o nella quiete?” (S. Beckett, Compagnia, Jaca Book 1986).

*

Helmut Heissenbüttel su GAMMM

http://gammm.org/index.php/2006/06/29/da-testi-1-2-3-helmut-heissenbuttel/

http://gammm.org/index.php/2006/10/26/da-testi-123-helmut-heissenbuttel-ii/

http://gammm.org/index.php/2007/08/27/da-testi-123-helmut-heissenbuttel-iii/

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Vĕra Linhartová | Interanalisi del fluito prossimo

Posted by alfredoriponi su aprile 5, 2016

 

Se dicessi quel che dico per me stessa, non mi darei pensiero della fluidità. – Non vi capirei di più se lo dicessi a strappi oppure lentamente sotto l’apparenza della continuità. Non lo capisco in nessun caso. Ma se non lo dico per me stessa, posso forse defluire di qui. – II mio linguaggio è modulato dalla sonorità della voce, la continua voce monotona suona per me come un canto elegiaco, come il recitativo dei salmi che sale e scende prima della fine. – Se non è solo per me, posso condividere con te il timbro della continuità. Se ti snocciolo parole di elegie mentre, addormentandoti, ti allontani da me nel tuo sonno, divengo canto che ti accompagna oltre il limite, ti seguo illimitatamente nelle metamorfosi del tuo sogno. – La testa si dissolve infine con una lentezza insopportabile. Per il caldo e il respiro le cose appese al soffitto dondolano leggermente e girano.

[…]

Che cosa significa per me linguaggio: anzitutto non un agglomerato di parole. Le parole possono a volte anche esistere ciascuna in sé e per sé, e dunque anche non significare nulla. Piuttosto che un agglomerato, il linguaggio è una fiumana di parole, uno stretto alveo, in cui le parole si riversano, o piuttosto ancora uno sforzo di approfondimento, sempre un attimo prima che vi appaiano le parole che lo riempiranno. – A volta intendo la parola linguaggio nel significato di cosa comune, trovo un’analogia fonetica tra il ceco «řeč» (linguaggio) e il polacco «rzecz» (cosa), in connessione con «res», donde « rzecz pospolita» (res publica), dunque ciò che è fra noi che ho in comune con te. Ho con te il linguaggio, dico: Ho da fare con te, perché, per quel che mi concerne, ho rapporto con te, ed il linguaggio è tuttavia uno spazio di contatto lentamente creato. Le parole sono gli eredi di un trono eretto dall’atto dell’apostrofe.

 

[Vĕra Linhartová, Interanalisi del fluito prossimo, Einaudi 1969]

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Beckett | Non io

Posted by alfredoriponi su dicembre 26, 2015

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De Quincey | La visione della morte improvvisa

Posted by alfredoriponi su ottobre 16, 2015

Sorgente: De Quincey | La visione della morte improvvisa

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Arrière-fond | Guyotat

Posted by alfredoriponi su ottobre 10, 2015

Dans mon arrière-fond pourtant les figures font bien pire mais sans liens de sang et, pour comble, sous tarifs ». (PG)

Sorgente: Arrière-fond | Guyotat

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de Certeau | Utopie Vocali

Posted by alfredoriponi su ottobre 6, 2015

Sul sito del Centro Internazionale di studi interculturali di Semiotica e Morfologia di Urbino anteprima del libro “M. de Certeau, Utopie Vocali. Urbino 1978 (Dialoghi con P. Fabbri e W. J. Samarin), a cura di Lucia Amara”, Mimesis Edizioni, novembre 2015.

……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

http://semiotica.uniurb.it/?page_id=957

http://semiotica.uniurb.it/wp-content/uploads/2014/03/MdC-per-Sito-Urbino.pdf

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Michel Déguy | Ghérasim Luca

Posted by alfredoriponi su settembre 13, 2015

Tout Polyphonix échoua down town
aux portes de la veuve de Max Ernst
« The party is over » Il fallait remonter
Mais à New York Gherassim Luca perdait l’orientation
Nous primes un express tardif et ressortîmes
où il ne fallait pas, 125e et Fifth, à peu près
« On de dark side you are » dit le taxi portoricain
A deux heures un dernier bar open on Amsterdam
mais rien que du Bourbon et des nuts
Et à trois heures Gherassim ne savait toujours pas
de quel collège de Columbia il était l’hôte
J’ai un portrait de lui polaroid contre la grille du Réservoir
un large chapeau noir éclaire son sourire souriant

« J’écris avec un crayon rouge de la Bodleian Library
Acheté en même temps que la carte postale
Aussitôt envoyée à Jacques Derrida »

[…]

[Michel Déguy, da « Brevets », 1986]

*

In occasione dei festivals “Polyphonix”, il nome di Luca figurava, sul versante italiano, vicino ai nomi di Nanni Balestrini, Corrado Costa, Adriano Spatola. https://anfratture.wordpress.com/2012/09/17/gherasim-luca-yannick-torlini/

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Denis Roche

Posted by alfredoriponi su settembre 4, 2015

louve basse

Philippe Sollers: Évidemment. Et puis il y a tout de même quelque chose de frappant, c’est que Denis Roche a répondu très calmement et très facilement quand on lui a demandé ce qu’il avait fait… sans problèmes quoi. Et puis quand on lui demande ce qu’il fera, ce qu’il veut faire, ce qu’il a voulu faire, ce qu’il voudrait faire, il répond qu’il n’en sait rien. C’est frappant. « Dans la nouvelle science », écrit Isidore Ducasse dans les Poésies, « chaque chose vient à son heure. Je n’ai pas besoin de me préoccuper de ce que je ferai plus tard », etc. Ou bien c’est Artaud qui dit: « Ce qui est, je le vois. Et ce qui n’est pas, je le ferai si je le dois ». Etc., etc., etc.

[Denis Roche, Louve basse, Editions du Seuil, 1976]

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Passionnément | Ghérasim Luca

Posted by alfredoriponi su agosto 21, 2015

https://sottopelle.wordpress.com/2015/08/19/gherasim-luca-passionnement-appassionatamente/

« La P latina è la carne: ‘pa’ è la sofferenza dell’anima: il peso della carne su di essa; ‘ss’ sono gli scintilli della fiamma; ‘pass’ è il fuoco del dolore dell’anima oppressa dalla carne; ‘io’ è lo strappo dello spirito nella sensorialità: ‘passio’ significa che il corpo della combustione dello spirito (dolore, gioia) diventerà sensibile: ‘n’ è raffreddamento, voluttà della forza naturale dell’acqua… ‘n’ è il freddo (come conseguenza dello sprofondamento di ‘assio’ nella carne) e risulta ‘passion’ »
(Andrej Bielyi, Glossolalia, Medusa, Milano, 2006).

« Passionnément » è il primo esempio del balbettio e della cabala fonetica di Ghérasim Luca. Legato nella plaquette del 1947 « Amphitrite » alla prima parte scenica da una continuità teatrale.

 

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Figure di un teatro che perdura

Posted by alfredoriponi su luglio 12, 2015

Alfabeta2. alfadomenica 12 luglio 2015. Figure di un teatro che perdura

su

Toccare il reale. L’arte di Romeo Castellucci
a cura di Piersandra Di Matteo
Cronopio (2015), pp. 236

TRC

«Forse un uomo costruisce per il suo avvenire in più d’un modo, costruisce non solo nel senso del corpo che sarà il suo domani o l’anno prossimo, ma nel senso delle azioni e dei successivi irrevocabili indirizzi di azione risultante che i suoi deboli sensi e intelletto non possono prevedere ma che di qui a dieci o venti o trent’anni egli intraprenderà, dovrà intraprendere per poter sopravvivere all’atto» (Faulkner).

Scrive Georges Perec: «Roussel scoprì Venezia… Vi scoprì, unica volta nella sua vita, un luogo che incorporava il suo proprio senso del reale: l’illusione del teatro iscritta nella pietra». Così Castellucci va a Venezia, a presiedere la Biennale del 2005 e non presenta un’opera sua, perché «pleonastico» in una città-teatro. In quel “Preludio sul suolo classico” di C. W. Ceram, citato nel saggio di L. Amara (Pompei sopra Venezia) – che apre la sezione di «Toccare il reale», dedicata alla curatela di Castellucci della Biennale –, la scoperta dell’altra città sepolta dal vulcano (Ercolano) passa attraverso il rinvenimento del suo teatro: «Così fu scoperta una città sepolta, poiché dove c’era un teatro doveva trovarsi una città» chi scavava «era capitato nel bel mezzo del palcoscenico pieno di statue… l’impeto violento del torrente di lava aveva fatto precipitare la parete posteriore del teatro, la scena riccamente adorna di statue, sul palcoscenico, dove da millesettecento anni riposavano quelle membra di pietra». «In Pompei. Romanzo della cenere – scrive L. Amara, convocando nel suo saggio filosofi e artisti presenti nel 2005 a Venezia – teatro e atto del pensiero non sono scindibili». Un’onda sismica è quella che si ripercuote, attraverso il teatro, dalla terra (da ciò che è sepolto) al corpo (dove altro sta sepolto in attesa di risvegliarsi). Viene ricordato l’archeologo Giuseppe Fiorelli che a metà Ottocento «grazie al metodo del calco, fece riempire con una colata di gesso alcune cavità ritrovate durante gli scavi. Quando il gesso fu asciutto, eliminato l’involucro, vennero fuori quattro corpi». Avvicinare i concetti di cavità e calco, vuoto e pieno, equivale a «sollevare l’opera della cenere per un tempo di esposizione che è quello del teatro»…

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Tu pars, je vacille | Serge Ritman

Posted by alfredoriponi su luglio 2, 2015

Ritman

 

« il Redentore c’était la peste à Venise on ne me veut tel quel / mais double »

(Serge Ritman, Tu pars, je vacille, Tarabuste Editeur, p. 7)

 

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http://www.lacauselitteraire.fr/a-propos-de-tu-pars-je-vacille-serge-ritman

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Toccare il reale

Posted by alfredoriponi su maggio 22, 2015

TRCTR

È la forza di un’arte teatrale, quella di Romeo Castellucci, capace di toccare, di saper toccare senza troppo toccare, che consiste nel saper disporre ciò che si offre al tatto, cioè il corpo nella coerenza endocrina dell’immagine.

[Piersandra Di Matteo, «Il sipario si alzerà su uno sguardo», in Toccare il reale, Cronopio 2015]

Toccare-il-reale-L’arte-di-Romeo-Castellucci

 

 

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